Seconda via crucis: La marginalità

Il tema della marginalità, in un’ottica cristiana, è stata al centro della via crucis preparata da Massimo, Marco e Luca e celebrata nel pomeriggio di domenica 28 febbraio.

Oltre a spunti provenienti dal Magistero, dall’arte e dalla cultura, il momento liturgico ha incluso anche le testimonianze di Matteo e Giusy, che prestano la propria opera in carcere, e delle monache domenicane di San Sigismondo. Ecco il testo qui sotto.

2^ meditazione di Quaresima su alcune stazioni della via crucis 28/02/2021

LA MARGINALITÀ

+: Presidente; T: Tutti; L1: Marco; L2: Massimo; L3: Luca

Canto iniziale: Davanti a questo amore

+: Nel nome del Padre…

T: Amen

+: Il Signore sia con voi

T: E con il tuo spirito

+: Il tempo della Quaresima ci aiuta ad andare in profondità nella nostra da uomini di fede. È per noi un richiamo forte all’ascolto della Parola del Signore come guida nelle scelte di ogni giorno. Ognuno è invitato a prendersi un po’ di tempo per conversare più intensamente con il Signore, per affidargli con più forza le debolezze e i timori, ma anche i desideri di bene più profondi e sinceri. Per ricevere da Lui la forza di una vita animata dalla compassione che ci fa muovere verso il fratello bisognoso con la fantasia che lo Spirito ci dona per aiutarlo a uscire dalla condizione di escluso e dalla solitudine. In un momento di silenzio, ognuno di noi rinnovi al Signore questo desiderio.

Breve istante di silenzio

+: Guarda, Signore, questa famiglia per la quale tuo Figlio non ha esitato a patire la condanna dell’uomo e il supplizio della croce. Donale di farsi carico delle fragilità che può sperimentare e che può incontrare nel prossimo con animo ricco di carità. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.

T: Amen

L1: Chi è al margine? Chi, per condizioni sociali, economiche, fisiche, o per costume di vita, è o si sente messo al margine della società, o escluso da una comunità, da un gruppo.

1° momento

L1: Gesù è condannato a morte

+: Dal Vangelo secondo Giovanni (19, 6 – 7. 12. 16)

Come videro Gesù, i capi dei sacerdoti e le guardie gridarono: “Crocifiggilo! Crocifiggilo!”. Disse loro Pilato: “Prendetelo voi e crocifiggetelo; io in lui non trovo colpa”. Gli risposero i Giudei: “Noi abbiamo una Legge e secondo la Legge deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio”. Da quel momento Pilato cercava di metterlo in libertà. Ma i Giudei gridarono: “Se liberi costui non sei amico di Cesare! Chiunque si fa re si mette contro Cesare”. Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso.

Breve momento di silenzio

L1: Vediamo un povero, un fratello in difficoltà, ma a volte ci fa paura. Può scombussolare i nostri piani o obbligarci a uscire dalla nostra routine che ci dà tanta sicurezza. Allora piuttosto di conoscerlo, di incontrarlo, lo condanniamo, lo accusiamo di qualsiasi male possa farci altrettanta paura per una scusa per escluderlo dalla nostra vita e non considerarlo degno o meritevole di farne parte. Facciamo anche di tutto perché sia considerato come lo consideriamo noi anche da chi abbiamo vicino, per questo facciamo la voce grossa, gridiamo e distorciamo la realtà pur di accordarla con la nostra intenzione. Questo è diabolico, è la stessa strada percorsa dal serpente per far mangiare il frutto a Adamo ed Eva: ha insinuato il sospetto e ha distorto le parole di Dio. È lo stesso tranello in cui il diavolo nel deserto prova a far cadere Gesù con le tre tentazioni: distorce o rende parziale la promessa di amore che Dio ha fatto. È lo stesso sistema usato da chi voleva far accusare Gesù.

Così chi subisce questa condanna, spesso ingiusta, è privato della sua libertà, della sua dignità, del suo essere persona. È considerato uno scarto, a volte indegno di vivere, almeno nella mia vita.

Testimonianza Matteo

+: Preghiamo insieme con le parole del Salmo 30

T: Abbi pietà di me, Signore, sono nell’affanno;
per il pianto si consumano i miei occhi,
la mia gola e le mie viscere.
Si logora nel dolore la mia vita,
i miei anni passano nel gemito;
inaridisce per la pena il mio vigore
e si consumano le mie ossa.
Sono il rifiuto dei miei nemici
e persino dei miei vicini,
il terrore dei miei conoscenti;
chi mi vede per strada mi sfugge.
Sono come un morto, lontano dal cuore;
sono come un coccio da gettare.
Ascolto la calunnia di molti: “Terrore all’intorno!”,
quando insieme contro di me congiurano,
tramano per togliermi la vita.
Ma io confido in te, Signore;
dico: “Tu sei il mio Dio,
i miei giorni sono nelle tue mani”.
Liberami dalla mano dei miei nemici
e dai miei persecutori:
sul tuo servo fa’ splendere il tuo volto,
salvami per la tua misericordia.

L1: Tuttavia, marginalità non è solo stare dietro delle sbarre, ma come ci ricorda il Papa: “Certe parti dell’umanità sembrano sacrificabili a vantaggio di una selezione che favorisce un settore umano degno di vivere senza limiti. In fondo, «le persone non sono più sentite come un valore primario da rispettare e tutelare, specie se povere o disabili, se “non servono ancora” – come i nascituri –, o “non servono più” – come gli anziani.». […] «Oggetto di scarto non sono solo il cibo o i beni superflui, ma spesso gli stessi esseri umani». […] Questo scarto si manifesta in molti modi, come nell’ossessione di ridurre i costi del lavoro, senza rendersi conto delle gravi conseguenze che ciò provoca, perché la disoccupazione che si produce ha come effetto diretto di allargare i confini della povertà. D’altra parte, ogni fratello o sorella sofferente, abbandonato o ignorato dalla mia società è un forestiero esistenziale, anche se è nato nello stesso Paese. Può essere un cittadino con tutte le carte in regola, però lo fanno sentire come uno straniero nella propria terra. […] Voglio ricordare quegli “esiliati occulti” che vengono trattati come corpi estranei della società. Tante persone con disabilità «sentono di esistere senza appartenere e senza partecipare». Ci sono ancora molte cose «che [impediscono] loro una cittadinanza piena». L’obiettivo è non solo assisterli, ma la loro «partecipazione attiva alla comunità civile ed ecclesiale. È un cammino esigente e anche faticoso, che contribuirà sempre più a formare coscienze capaci di riconoscere ognuno come persona unica e irripetibile».” (Francesco, Fratelli tutti, 18-20. 97-98)

Quindi cosa possiamo fare?

2° momento

L2: Gesù posto nel sepolcro

Nel mondo c’è anche chi si avvicina alla marginalità partendo dal mondo e fa da ponte perché chi è ai margini possa “rientrare” in un mondo che sembra non sia fatto per loro, che sembra non volerli. Qualcuno che con la sua azione silenziosa come le donne al sepolcro riveste il corpo morto di Gesù, lo profuma, gli restituisce quella dignità di persona che gli era stata tolta con l’ingiusta condanna e lo scherno subito sulla croce. C’è qualcuno che si fa dono di amore, mano tesa per condurre a una speranza e a una promessa di salvezza.

La sfrontatezza della mortalità in un mondo che vuol essere immortale

Affrescando la Sistina Michelangelo aveva raffigurato Dio e Adamo entrambi con il dito teso, in contatto. Quando poi ha consultato i suoi teologi gli hanno detto di correggere l’immagine per arrivare al risultato che vediamo ora: Dio ha il dito totalmente steso verso l’uomo, in realtà tutta la figura di Dio è protesa verso l’uomo. Adesso tocca a Adamo stendere il dito, serve la sua libera decisione e adesione. È necessario che l’uomo riscopra la libertà come dimensione costitutiva dell’amore, che assecondi l’atto di amore di Dio e lo imiti. Solo così la libera scelta di amore che un uomo o una donna compiono diventa veramente dono. Dono speso per l’altro nella preghiera e dono speso per l’altro nella carità che si rendono operose per far sì che anche chi è escluso possa avere un’opportunità per essere riammesso nella società dalla quale più o meno volontariamente si trova escluso.

Dall’Enciclica “Fratelli tutti” di Papa Francesco (97)

Ci sono periferie che si trovano vicino a noi, nel centro di una città, o nella propria famiglia. C’è anche un aspetto dell’apertura universale dell’amore che non è geografico ma esistenziale. È la capacità quotidiana di allargare la mia cerchia, di arrivare a quelli che spontaneamente non sento parte del mio mondo di interessi, benché siano vicino a me.

Testimonianza Giusi

3° Momento

L3: Gesù spogliato delle vesti

Questa è un’interpretazione un po’ fantasiosa, però perché non vederla anche così. Gesù è stato sì spogliato delle vesti dai soldati romani, ma lui è Dio, perché non si è opposto? Perché si è lasciato spogliare? Perché ha voluto assecondare l’intenzione del Padre fino a questo punto, fino a questo livello di umiliazione? Verrebbe da chiedersi come mai abbia rinunciato fino a questo punto alla sua libertà. Si è totalmente dedicato e si è fatto plasmare dall’amore di Dio per tutta la sua vita e lo ha saputo vivere anche in questo momento. La sua intenzione era quella di manifestare la verità di Dio e lo può fare solo aderendo al suo progetto di amore che, in queste fasi, non asseconda l’idea di Dio che avevano al tempo, e forse che, in alcuni momenti, abbiamo anche oggi.

Canto: Come tu mi vuoi

L3: Dalla lettera pastorale del Vescovo Antonio “Cristo non ha mani” (19)

Tendere le mani verso l’alto, verso il cielo ad implorare pioggia e sole, grazia e vita. Lo sanno fare i poveri più dei ricchi, e Dio non resiste davanti a mani vuote o giunte. Protese anche verso di me, di te, per chiedere aiuto in nome di Dio. E io, che faccio? Sono chiamato a coerenza di mendicante, e a giustizia di fratello, per poter continuare a pregare in verità. “tutta la notte la mia mano è tesa e non si stanca” grida la carne di ogni uomo nella ricerca incessante del volto di Dio. Gesù ci viene incontro, fa lui il grosso della strada, e la mano inaridita viene sanata, nello stupore dell’assemblea, che teme un Dio così libero di amare, anche al di là della legge. Costa caro quel gesto di Gesù, se decisero di farlo morire. Una grazia a caro prezzo che esige dalla mia preghiera altrettanta totalità. Quella vissuta da tante anime belle, carissime sorelle, che si sono votate a Dio e al servizio dei poveri.

Qualcuno ancora oggi si mette ai margini. Si sente, non di rado, dire che queste persone scelgano di mettersi in prigione da sole. Che si condannino a una vita di privazioni, a volte inutile come quella di tante altre persone che vengono escluse non per loro scelta. Che desiderio le spinge a questa scelta così drastica? È vero che volontariamente si escludono dal mondo?

Da una testimonianza delle monache domenicane di S. Sigismondo:

“Vorremmo parlarvi brevemente della condizione di marginalità che noi, monache domenicane di S. Sigismondo, abbiamo scelto di vivere nel nostro Monastero.

Essere ai margini della società significa essere limitati nell’uso delle cose, nell’accesso ai servizi, nel piacere delle comodità e dei divertimenti. C’è chi è costretto alla marginalità dalle situazioni della vita, ma c’è anche chi la sceglie per non assumersi le proprie responsabilità. Oggi la frenesia della vita induce spesso le persone a non guardare in faccia i problemi reali; si preferisce fuggire, negare, dare la colpa agli altri, o ritirarsi nella propria torre d’avorio.

La marginalità delle monache non appartiene né all’una né all’altra di queste due categorie. La nostra non è una marginalità subita, come può essere quella di un immigrato, di un carcerato o di una persona rimasta senza lavoro. La nostra marginalità è frutto di una libera scelta e ha un nome preciso che ci identifica: “la clausura”.

Con la scelta della clausura, la monaca non fugge dalle difficoltà della vita, non rimuove i problemi, ma cerca di incarnarli nel suo vissuto quotidiano, fatto di gioie e fatiche, di soddisfazioni e insuccessi, di forza e fragilità, e li dipana davanti a Dio, con l’aiuto delle sue Consorelle. La monaca non rifiuta la sua condizione di marginalità ma, nelle varie situazioni della vita, sceglie di rimanere in Monastero, nella culla della sua Comunità, proprio come una sposa che rimane fedele allo sposo nella buona e nella cattiva sorte. In una cultura in cui tutto è fluido, vaporoso e passeggero, la suora di clausura si pone come una persona che non cerca di evadere ma “sta” nella marginalità che ha scelto. La testimonianza della suora di clausura è racchiusa in questa “attività” – apparentemente passiva – che fa appello a tutte le energie interiori della persona umana. Forse la pandemia che fa sentire pesantemente il suo giogo su tutti noi, è un richiamo proprio a questo “stare” che induce alla riflessione e alla preghiera.

La clausura è una marginalità che non ci separa dai nostri fratelli perché ci apre a Dio e al mondo intero: è questo il motivo per cui l’abbiamo scelta e in essa viviamo contente. Essa è strumento privilegiato di evangelizzazione secondo il carisma che S. Domenico di Guzman, nostro Fondatore, ha trasmesso alle sue monache: stare nel silenzio davanti a Dio per parlarGli degli uomini; mentre i predicatori del Vangelo di pace vanno e parlano agli uomini di Dio.”

+: Preghiamo il Salmo 143 a due cori, insieme il Gloria

Benedetto il Signore, mia roccia,

che addestra le mie mani alla guerra,

le mie dita alla battaglia.

Mia grazia e mia fortezza,

mio rifugio e mia liberazione,

mio scudo in cui confido,

colui che mi assoggetta i popoli.

Mio Dio, ti canterò un canto nuovo,

suonerò per te sull’arpa a dieci corde;

a te, che dai vittoria al tuo consacrato,

che liberi Davide tuo servo.

Beato il popolo il cui Dio è il Signore.

Gloria al Padre, al Figlio, allo Spirito Santo

Come era nel principio ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen

L3: Conclusione

+: Recitiamo insieme la “Preghiera al Creatore” tratta dall’Enciclica “Fratelli tutti” di Papa Francesco

T: Signore e Padre dell’umanità,
che hai creato tutti gli esseri umani con la stessa dignità,
infondi nei nostri cuori uno spirito fraterno.
Ispiraci il sogno di un nuovo incontro, di dialogo, di giustizia e di pace.
Stimolaci a creare società più sane e un mondo più degno,
senza fame, senza povertà, senza violenza, senza guerre.

Il nostro cuore si apra
a tutti i popoli e le nazioni della terra,
per riconoscere il bene e la bellezza
che hai seminato in ciascuno di essi,
per stringere legami di unità, di progetti comuni,
di speranze condivise. Amen.

+: Signore Gesù Cristo, che per la salvezza di tutti gli uomini, hai steso le tue braccia sulla croce, accogli la nostra supplica per chi soffre nel corpo e nello spirito e dona a tutti la tua pace. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.

T: Amen

+: La croce di Cristo sia sempre nostra salvezza e gloria. Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

T: Amen

Canto finale: Te al centro del mio cuore

Potrebbero interessarti anche...