Ultimo incontro del gruppo Nazareth, si prega sulla Resurrezione.

Nel pomeriggio di sabato 13 maggio ha avuto luogo l’ultimo incontro per i genitori del gruppo Nazareth in questo anno catechistico. Prendendo spunto dal sussidio diocesano, la scelta tematica è stata quella di riflettere, secondo le schema della lectio divina, prima singolarmente e poi comunitariamente su di un brano relativo alla Resurrezione di Gesù, particolarmente adatto al tempo pasquale. La meditazione è stata aperta dalla proiezioni di un paio di filmati relativi a questi eventi del Nuovo Testamento, che hanno poi avviato la riflessione e la preghiera. Un appuntamento allargato a tutti gli altri gruppi di catechismo, nel pomeriggio di Pentecoste, domenica 4 giugno, consisterà in una biciclettata presso la parrocchia del Bosco ex parmigiano, indicazioni più precise giungeranno a breve.

Qui di seguito, la scheda utilizzata per l’incontro del 13 maggio

Nazareth, sabato 13 maggio 2017

Il  primo giorno della settimana, la mattina presto, Maria di Màgdala va verso la tomba, mentre è ancora buio, e vede che la pietra è stata tolta dall’ingresso. 2Allo­ra corre da Simon Pietro e dall’altro discepolo, il prediletto di Gesù, e dice: «Han­no portato via il Signore dalla tomba e non sappiamo dove l’hanno messo!». ( … ] l1Maria era rimasta a piangere vicino alla tomba. l2A un tratto, chinandosi verso il sepolcro, vide due angeli vestiti di bianco. Stavano seduti dove prima c’era il corpo di Gesù, uno dalla parte della testa e uno dalla parte dei piedi. 13Gli angeli le dissero: «Donna, perché piangi?». Maria rispose: «Hanno portato via il mio Si­gnore e non so dove lo hanno messo». 14Mentre parlava si voltò e vide Gesù in piedi, ma non sapeva che era lui. 15Gesù le disse: «Perché piangi? Chi cerchi?». Maria pensò che fosse il giardiniere e gli disse: «Signore, se tu l’hai portato via dimmi dove l’hai messo, e io andrò a prenderlo». “Gesù le disse: «Maria!». Lei su­bito si voltò e gli disse: «Rabbunì!» (che in ebraico vuoi dire: Maestro!). “Gesù le disse: «Lasciami, perché io non sono ancora tornato al Padre. Va’ e di’ ai miei fra­telli che io torno al Padre mio e vostro, al Dio mio e vostro». “Allora Maria di Màgdala andò dai discepoli e disse: «Ho visto il Signore!». Poi riferì tutto quel che Gesù le aveva detto (Gv 20,1-2.11-18).

2.4. Approfondiamo

1 La “donna” nel giardino alla ricerca dell’amato

  1. Lectio

La ricerca di Maria di Magdala nel giardino pasquale, così com’è narrata dal Vangelo di Giovanni (20,1-2.11-18), esprime la ricerca di Dio, l’Amore, da parte di ogni cuore. La donna è descritta inizialmente con: «Fuori presso il sepolcro piangendo» (v. 11). Maria Maddalena non riesce a separarsi dal sepolcro, anche se lì non può più incontrare Gesù. È tratteggiata come l’amata del Cantico dei cantici che cerca il suo diletto: «Sul mio Iet­to, lungo la notte, ho cercato l’amato del mio cuore; l’ho cercato, ma non l’ho trovato. Mi alzerò e farò il giro della città; per le strade e per le piazze; voglio cercare l’amato del mio cuore. L’ho cercato, ma non l’ho trovato. Mi hanno incontrato le guardie che fanno la ronda: Avete visto l’amato del mio cuore?» (Ct 3,1-3). La donna non sa dove hanno messo il suo Signore, cerca desolata il suo amato perché pensa di averlo perso. Occorre che ella cambi direzione. Finché lo cerca da quella parte, presso il sepolcro, presso il luogo del passato, non può trovarlo. È necessario «volgersi indietro» (v. 14) per ricono­scere Gesù, non cercare più nella direzione della morte. Ma ciò che ‘risveglia’ Maria è la voce del Signore che la chiama. La voce dell’Amato (<<Una voce! Il mio diletto!»: et 2,8) che tocca il suo cuore: «Donna perché piangi? Chi cerchi?» (v. 15). Da quel momento la Maddalena non guarda più indietro, non resta ostinatamente attaccata al sepolcro, al passato, al regno della morte. Ella si volge del tutto verso il Signore che la chiama, com­pie l’ultima conversione, dal desiderio dell’amore alla realtà dell’incontro.

  1. Meditatio personale

Cosa ti fa venire in mente:

  • l’insistenza della Maddalena nel cercare Gesù in un sepolcro?
  • l’incapacità di staccarsi dal luogo della morte?
  • la voce che risveglia il cuore?
  • Lo sguardo dell’anima che si converte?

 

2 Il vivente è il Crocifisso! Nella stanza dell’incontro

  1. Lectio

La donna, che non ha riconosciuto Gesù alla vista, lo riconosce dalla voce. La voce dello sposo ricercato e amato fa aprire la porta dell’incontro: «lo dormo, ma il mio cuo­re veglia. Un rumore! È il mio diletto che bussa (lett: la voce del mio amato): “Aprimi, sorella mia, mia amica, mia colomba, perfetta mia”» (Ct 5,2). Finalmente Maria si è distaccata dal passato, guarda al presente della risurrezione, si lascia di nuovo chiamare e avviene così a un tempo il lasciarsi-vedere del Risorto e l’andare-a-vederlo. Allo Spo­so risponde la sposa, nasce la comunità messianica. Riconoscere il Risorto equivale a incontrarlo come il Signore della vita e dell’amore, significa seguirlo ascoltando la sua voce. Linguaggio nuziale e linguaggio discepolare si fondono insieme. Si suggella la nuova alleanza: «Si udranno ancora grida di gioia e grida di allegria, la voce dello spo­so e quella della sposa» (Ger 33,11). La risurrezione è un mistero che riguarda Gesù e che attira tutti gli uomini alla comunione con lui. Finalmente la ricerca ha trovato il suo traguardo e si consuma nella gioia inenarrabile dell’incontro nella stanza nuziale. La donna-Chiesa incontra il Risorto perché ascolta la sua voce, perché si lascia sempre di nuovo chiamare da lui.

 

  1. Meditatio personale

Cosa significa per te…

  • distaccarsi dal passato?
  • Il fatto che Gesù sia risorto, per la tua vita quotidiana?
  • lasciarsi modificare dal fatto della resurrezione?

 

  1. 3. Non mi trattenere, non sono ancora salito al Padre
  2. Lectio

Maria di Magdala vuole, come la sposa del Cantico dei cantici, trattenere lo Sposo: «Quando trovai l’amato del mio cuore, lo strinsi fortemente e non lo lascerò finché non l’abbia condotto in casa di mia madre … » (et 3,4). La fede della donna-Chiesa non può trattenere il Risorto, non può ‘addomesticarlo’ nello spazio della sua ricerca. L’incon­tro pasquale non è un possesso pacifico, ma è lo slancio mai terminato che ci proietta verso il cuore di Dio. Lo Sposo conduce i suoi nella casa del Padre, nella pienezza della comunione trinitaria. Egli condurrà la sposa nella sua dimora, l’attirerà a sé, primizia dell’unità di tutti gli uomini. Ella non può trattenerlo, non può ricondurre la risurrezione di Gesù alle misure dell’umano abbraccio, ma deve lasciarsi innalzare nel movimento della vita risorta che sporge su Dio. Gesù sale al Padre da cui era venuto, la fede della donna-Chiesa che vuole trattenere deve lasciarsi condurre nel moto ascensionale della comunione trinitaria e deve protendersi nello slancio della missione. Il mandato della missione s’innesta e si alimenta sul movimento di risalita di Gesù al Padre suo e nostro, ritorna continuamente al roveto ardente della comunione trinitaria. E lo Spirito (che Ge­sù effonderà nello stesso giorno sugli apostoli) è colui che unisce la risalita al Padre e la missione agli uomini. Questo è l’evento della Chiesa, segno per l’unità di tutti gli uomini, che nasce dal costato di Cristo risorto! Anche la famiglia, come ‘Chiesa domestica’, è il luogo dove la vita ricevuta non può essere trattenuta, ma deve essere trasmessa come forma della comunione e come spazio della generazione.

  1. Meditatio personale

Cosa significa per te….

  • Desiderare che Gesù risorto non ci abbandoni mai?
  • Lasciarsi consolare dalla resurrezione di Gesù?
  • Rimanere nell’amore di Dio?

4 Tu va’ e di’ a miei fratelli: il Padre mio e vostro, Dio mio e vostro

  1. Lectio

Gesù risorto dice alla donna-sposa: «Tu va’ e di’ ai miei fratelli», le conferisce il mandato dell’annuncio e la testimonianza della risurrezione.

Il racconto del Risorto è l’evento fondatore della fraternità ecclesiale. Non è un caso che il termine ‘fratelli’, che indica il legame di Gesù con i suoi discepoli, compaia per la prima volta ora nel Vangelo di Giovanni. I ‘fratelli’ del Signore risorto allora non sono solo destinatari della missione e del kérygma (annuncio) pasquale, ma essi nascono e vivono come fratelli dentro la missione che racconta sempre di nuovo la paternità di Dio, nei confronti di Gesù e degli uomini. C’è uno stupendo intreccio tra la paternità di Dio, cuore del racconto pasquale, e la fraternità evangelica, frutto della missione della donna-Chiesa. La Chiesa dalla Pa­squa è la comunione fraterna, non è prima di tutto un’associazione che risponde ai biso­gni e ai mali della società, ma il luogo del perdono e della festa. La donna-madre-Chiesa deve generare sempre da capo fratelli con il suo andare e il suo narrare; la Chiesa pa­squale esiste anzitutto per questo, per essere il cuore vivo e pulsante della comunione. Essa soccorre certamente ogni uomo che si presenta sulla sua strada, con assoluto disin­teresse, con indomita dedizione, ben sapendo che nell’uomo c’è un bisogno più grande (di amicizia, di amore, di comunione), a cui si accede nella forma della presenza, della prossimità e della libera donazione di sé. La Chiesa non è prima di tutto un’istituzione, non è un’organizzazione sociale o terapeutica, ma l’abbraccio che genera comunione, e il grembo che genera uomini e donne di comunione. E per questo è anche istituzione, perché i gesti con cui racconta e annuncia (la Parola e il sacramento) non sono suoi, non sono per sé, ma per condurre alla gioia inenarrabile della risurrezione. Anche la famiglia è il luogo della generazione. Ma una generazione diventa feconda se pone le condizioni antropologiche per la vocazione cristiana e la comunione ecclesiale.

  1. Meditatio personale

Cosa evoca i n te

  • Riconoscere e far vedere che Dio è nostro Padre?
  • vivere in comunione fraterna?
  • la Chiesa: un abbraccio che fa sentir in comunione?

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