Alda Merini – Poesia “Magnificat”: un incontro con Maria

Le occasioni di riflessione a sfondo letterario proseguono con il componimento “”Magnificat” della poetessa milanese Alda Merini, che può essere uno spunto importante per aiutarci a vivere interiormente il triduo della Settimana Santa.

“L’angelo è la preghiera dell’universo,e quante notti l’universo si inginocchia davanti a Dioal colmo della notte o al ritornar della luna,e quante volte l’uomo si inaridiscee risorge durante la sua vita.”

2.

Una voce come la Tuache entra nel cuore di una verginee lo spaventa,una voce di carne e di anima,una voce che non si vede,un figlio promesso a me,tu ancella che non conosci l’amore,un figlio mio e dell’albero,un figlio mio e del prato,un figlio mio e dell’acqua,un figlio solo:il Tuo.Come non posso non spaventarmie fuggire lontanose non fosse per quell’ala di uomoche mi è sembrata un angelo?Ma in realtà, mio Dio,chi era?Uno che si raccomanda,uno che mi dice di tacere,uno che non tace,uno che dice un misteroe lo divulga a tutti.Io sola, povera fanciulla ebreaChe devo credere e ne ho paura, Signore,perché la fede è una manoche ti prende le viscere,la fede è una mano che ti fa partorire.

3.

“Se Gesù amò tanto la vitafino a vestire la sua estrema carne,fino a diventare bambino,fino a diventare uomo,uomo di una madre sconosciuta,se Gesù diventò l’uomo per eccellenza,come potete mangiareanche la sua morte?Egli la divorò a larghi sorsi,egli prese le sue labbra,egli le baciò senza timore,egli fu il supremo amantedella morte.Egli fu uomo profetache in vita conobbemorte e resurrezione,in un giubilo di Pasquache lo fece Re.Ecco chi era mio figlio:un duro grano di amore.”

4.Mi sono aperta come un librodavanti a Te,un libro pieno di misure terrestri,un libro pieno dei fiori della giovinezza,                                                         Signore,un libro pieno dei miei sospiri d’amore.E ad un tratto Tu sei comparso,per me, che ero velata d’azzurro,per me, che godevo la tenerezza della mia                                                      adolescenza,per me, che mi sentivo giovanee pronta a tutte le battaglie della vita,per me che avevo lo scudo della parola.

5.A me, dico,Tu hai mandato un angelo,e mi è sembrato un così grosso dilemma:perché non ti sei manifestatocome un padre celeste?Perché, mio Dio, mi hai aggreditacon questa presenza angelica?Ho dovuto coprirmi la facciae le orecchie e gli occhiper non sentire il rombo delle sue ali.Dio, che spavento,rombavano nell’azzurrocome due grosse eliche,ed io ero rapita in un turbinequasi portata via dal cieloe portata via dalla terra,così, a mezz’aria,come se fossi statain un delirio pieno.

 6.

Se tu sei la mia mano,il mio dito,la mia voce,se Tu sei il ventoche mi scompiglia i capelli,se Tu sei la mia adolescenzaio ho il diritto di servirtie il dovere,perché l’adolescenzanon ha mai chiesto nullaalle sue stagioni.Tu mi hai presaperché io non ero una donnama solo una bambinae le bambine si accolgonoe si avvolgono di mistero.Tu mi hai resa donna, Signore,e la donna è soltantoun pugno di dolore.Ma questo pugnoIo non lo batteròVerso il mio petto,lo allargherò verso di tecome una manoche chiede misericordia.Tu sei la mia mano, Signore,tu sei la vita,e quando una donna partorisce un figliola disgrazia e l’amoreabitano in leicome il dubbio della sua esistenza.Tu mi hai redenta nella mia carneE sarò eternamente giovaneE sarò eternamente madre.E poiché mi hai redentaposi vicino a Tela pietra della tua resurrezione.

7.

L’anima mia scorre verso di Te come la luce,l’anima mia che si deformae diventa preghiera,l’anima mia che è foresta di canto,l’anima, sempre l’anima,che è la tua mano che mi accarezza.Ma perché, Dio,la pietra della mia linguaè diventata saggia,è diventata un fiore?Tu non sai che cosa sonole tue mani sopra il mio corpoe la tua volontà divina.Io sono soltanto una terra adolescente,una terra che diventa un fioree un fiore che diventa terra.Perché vergine se sono madre di tutti?Perché madre se sono una vergine                                             Senza confini?Perché il dubbio atroce della fede?Perché questa grande crocifissione amorosa?

8.

E avevo perso di vistai miei piccoli piaceri terrenie gridavo senza essere uditache volevo le mie compagne,che volevo tornare da loro,che volevo mia madre.A chi avrei potuto raccontareche ero stata allontanatadai venti della mia preghiera?Come avrei potuto raccontare,io che sono umile di natura,che tu mi avevi presceltae mi avevi baciata in frontee poi sulla bocca?Ma nella Bibbia è scrittoche la donna deve partoriree tu non mi hai sottratta a questo dolore,perché io avrei tenuto nel mio grembol’uomo Dio,che non si sarebbe sottratto ai dolori                                                 dell’uomo.

Ella era di media statura e di straordinaria bellezza, le sue movenze erano quelle di una danzatrice al cospetto del sole.   La sua verginità era così materna che tutti i figli del mondo avrebbero voluto confluire nelle sue braccia.  Era aulente come una preghiera, provvida come una matrona, era silenzio, preghiera e voce.  Ed era così casta e ombra, ed era così ombra e luce, che su di lei si alternavano tutti gli equinozi di primavera.  Se alzava le mani le sue dita diventavano uccelli, se muoveva i suoi piedi di grazia la terra diventava sorgiva.  Se cantava tutte le creature del mondo facevano silenzio per udire la sua voce.  Ma sapeva essere anche solennemente muta.  I suoi occhi nati per la carità, esenti da qualsiasi stanchezza, non si chiudevano mai, né giorno né notte, perché non voleva perdere di vista il suo Dio.

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