Incontri per tutti i gusti ravvivano il sabato e la domenica in parrocchia

L’incontro delle giovani coppie, la serata per le medie, il gruppo Giona con il doppio incontro per genitori e ragazzi, l’ACR per il gruppo Nazareth con il laboratorio per la realizzazione del pane, la preparazione della festa del ciao del 24 novembre…. Ecco gli appuntamenti pastorali che hanno ravvivato il fine – settimana di sabato 10 e domenica 11 novembre.

Qui sotto, le slide e la scheda del gruppo giovani coppie ed alcune foto miscellanee di tutte le iniziative.

10-11-2018: incontro giovani coppie

 

…e vissero per sempre felici e contenti!?

 

 

IN ASCOLTO DELLA PAROLA

Dal Vangelo secondo Giovanni

 Il terzo giorno vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù.

Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Sua madre disse hai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela».

Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono.

Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale no sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora». Questo a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.

 

IN ASCOLTO DELLA CHIESA

Dall’esortazione apostolica di Papa Francesco Amoris Laetitia

[116-117]: «La carità tutto spera» (1Cor 13,7). Indica la speranza di chi sa che l’altro può cambiare. Spera sempre che sia possibile una maturazione, un sorprendente sbocciare di bellezza, che le potenzialità più nascoste del suo essere germoglino un giorno.

Non vuol dire che tutto cambierà in questa vita. Implica accettare che certe cose non accadano come uno le desidera, ma che forse Dio scriva diritto sulle nostre righe storte e tragga qualche bene dai mali che non riusciamo a superare in questa terra.

Qui si fa presente la speranza nel suo senso pieno, perché comprende la certezza di una vita oltre la morte. Quella persona, con tutte le sue debolezze, è chiamata alla pienezza del Cielo.

Là, completamente trasformata dalla risurrezione di Cristo, non esisteranno più le sue fragilità, le sue oscurità, né le sue patologie.

Là l’essere autentico di quella persona brillerà con tutta la sua potenza di bene e di bellezza.

Questo altresì ci permette, in mezzo ai fastidi di questa terra, di contemplare quella persona con uno sguardo soprannaturale, alla luce della speranza, e attendere quella pienezza che un giorno riceverà nel Regno celeste, benché ora non sia visibile.

[135]: Non fanno bene alcune fantasie su un amore idilliaco e perfetto, privato in tal modo di ogni stimolo a crescere.

Un’idea celestiale dell’amore terreno dimentica che il meglio è quello che non è stato ancora raggiunto, il vino maturato col tempo.

Come hanno ricordato i Vescovi del Cile, «non esistono le famiglie perfette che ci propone la pubblicità ingannevole e consumistica.

In esse non passano gli anni, non esistono le malattie, il dolore, la morte […]. La pubblicità consumistica mostra un’illusione che non ha nulla a che vedere con la realtà che devono affrontare giorno per giorno i padri e la madri di famiglia».

È più sano accettare con realismo i limiti, le sfide e le imperfezioni, e dare ascolto all’appello a crescere uniti, a far maturare l’amore e a coltivare la solidità dell’unione, accada quel che accada.

 

 

 

QUALCHE SPUNTO UTILE

Dal testo «Così lontani, così vicini» di Zattoni e Gillini

 

  • LA CURIOSITÀ ESPLORATIVA

Considerare che l’altro è davanti a me come una mente, cioè un mondo interno con proprie motivazioni, opinioni, emozioni è un’acquisizione «culturale».

Ciò che viene naturale, nell’infanzia e non solo, è postulare nell’altro le mie stesse motivazioni ed i miei stessi pensieri.

La consapevolezza che l’altro possa avere un punto di vista che NON coincide con il mio può portare dei benefici:

  1. Accedere alla mente dell’altro. La curiosità porta a chiedersi: che cosa avrà voluto dire? Che cosa avrà voluto fare? Perché si è comportato in quel modo che a me giunge come offensivo o perlomeno come strano e inspiegabile? Per fare ciò devo spostarmi dal mio punto di vista, devo fare una «conversione» a 180°: quella che per me è la sinistra per lui è la destra! Forse, dalla sua angolatura, il mondo (la relazione con me) mi appare diverso, nuovo sorprendente. Forse il «ama il tuo prossimo tuo come te stesso» non significa «riduci l’altro a te stesso», comportati come se fosse un altro te, ma al contrario: spostati, lui è un altro da te stesso, una mente, un mondo interno, dagli l’onore (che gli spetta) di essere una mente come te; in altre parole, dà al suo punto di vista la stessa dignità che dai al tuo!
  2. Sapere di non sapere ciò che non si sa: nei rapporti umani, siamo culturalmente abituati a…praticare da maghi: «So io perché hai fatto così, so io perché hai detto così. A me non la dà da bere», fino al capolavoro di violenza: «Tu dici che mi vuoi bene, ma lo sento io che non è vero.» Se la mente di uno si sente letta, interpretata, travisata con una simile sicumera, la relazione tra i due non può essere pacifica: o perché interpreto l’altro come nemico/invasore e allora cercherò di farlo fuori, o perché cederò le armi, mi rassegnerò a simile lettura, vi starò acquattato dentro, fino a dileguarmi, ad eliminare me stesso.

Ciascuno sa anche quello che non sa e sulla base di questo assurdo logico si trincera nel suo non essere capito e non amato, preparando le proprie munizioni.

Se si ama la pace più di se stessi, occorre avere l’umiltà di chiedere e di stare alla sua parola.

 

  • REALTÀ DI PRIMO E SECONDO ORDINE

Tutti noi lavoriamo sui dati che ci vengono dati dalla «realtà», che rappresentano la realtà di primo ordine, ma essi non ci giungono mai nudi e crudi, bensì nella rete in cui li interpretiamo, ovvero realtà di secondo ordine.

Più si fa coincidere la realtà di secondo ordine con quella di primo ordine più si mette a rischio la relazione; mentre se si è disponibili ad allargare la propria visuale, a mettere fiducia nel rapporto, si potrà scoprire altri possibili segni e interpretazioni.

La realtà di primo ordine, quando non viene risucchiata e semplificata da quella di secondo ordine, riserva sempre molte sorprese, anche per le coppie…apparentemente «scoppiate».

 
 
PER IL CONFRONTO IN GRUPPO

«Venuto a mancare il vino»: perdere il vino delle nozze significa perdere la gioia di vivere, perdere la salvezza… Succedeva ai tempi di Gesù e succede anche oggi.

– Come hanno potuto perdere il vino?

– Allora il matrimonio è la tomba dell’amore?

– Compilando una graduatoria da 1 a 5, a che cosa attribuisci il fallimento di tanti matrimoni?

– Come andare oltre a questa logica?

– Cosa può rappresentare il vino nuovo nella vita di coppia?

 

PER LA COPPIA

– Quali fra gli aspetti di difficoltà e di fragilità avete sperimentato più da vicino nel vostro rapporto?

– Cristo sposo ci vuole incontrare nella nostra Cana e vivere con noi. Ci offre amore e ci sostiene. Rimane con noi perché “come egli stesso ha amato la Chiesa” e si è dato per lei, così anche noi possiamo amarci l’un l’altra fedelmente, per sempre, con mutua dedizione. Ci è difficile trovare questo parallelo nella vita di tutti i giorni?

 

 

 

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